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Intervista a Daria Fedotova

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Daria Fedotova ha suonato al Six Bars Jail nel gennaio 2009.

Ciao Daria, allora come è stato suonare al Six Bars Jail?
Suonare al SbJ è stato divertente. Mi sono trovata molto bene, a mio agio sia con il pubblico (c'erano cinque bambini che sono stati silenziosissimi...straordinario!) che con i ragazzi dell'associazione: Riccardo, Sergio... Sinceramente mi aspettavo un posto diverso ma quando sono entrata in questa villa e ho visto la sala con il palco rialzato, come fossimo a teatro, mi sono emozionata. Ti assicuro che mi ha fatto un effetto notevole! Il gruppo è molto affiatato. Ho trovato persone con un amore sano per lo strumento e voglia di divertirsi senza presunzione o invidia. E' stata una bellissima esperienza, che spero di poter rifare in futuro.

Ti avevo visto esibirti anche in altre occasioni e mi aveva colpito l'intensa calma in cui riesci a immergerti prima di suonare. Come hai sviluppato questa capacità?
Credo di aver “acquisito” questa capacità, da bambina ero timidissima. Venendo da una famiglia di ballerini classici, sono cresciuta in un ambiente in cui il pubblico era una terza persona, perennemente presente sia nei discorsi sia nella quotidianità. Mi era per così dire familiare. Eppure mi è capitato di rivedere un filmato di quando ero piccola, un'intervista su uno spettacolo di mio padre che non hanno potuto mandare in onda a causa del mio comportamento, non ho fatto altro che nascondermi dietro a mia madre per tutto il tempo! Questa “intensa tranquillità” è il frutto di un lavoro enorme svolto con il mio maestro fin dal principio. Mi ha insegnato un metodo di studio. Sapere come memorizzare un brano, lavorare sulla concentrazione, sulla sicurezza. Lui è una roccia sul palcoscenico...e sa insegnare come fare come lui!

Come è avvenuto il tuo incontro con la chitarra?
Beh, ho suonato il pianoforte per tre anni e poi ho smesso sia perché non mi piaceva sia perché non avevo un buon rapporto con l'insegnante. Fatto sta che in quel periodo papà aveva l'hobby della chitarra. E siccome vedeva il mio interesse nell'ascoltarlo studiare, un giorno, a tavola, me lo ricordo come fosse ieri, mi disse: "Daria, non puoi non fare niente quando torni a casa" e così mi iscrissero in una scuola di musica nella città dove vivevamo, ero in Francia all'epoca. Da lì, l'anno successivo il mio primo insegnante mi presentò al mio attuale maestro Edoardo Catemario.

Quindi immagino che il tuo talento sia emerso subito e molto velocemente. Enfant prodige: come ti trovi con questa definizione?
Non mi sono mai sentita un "enfant prodige", anzi... Ti confesso che mi sono sempre sentita "in ritardo" con i tempi. Fortunatamente c'è il mio maestro a spronarmi e rassicurarmi quando ce n'è bisogno.

Ti sei trasferita dalla Francia in Italia per seguire il tuo maestro? Cosa ti ha colpito di lui?
Mi sono trasferita a Roma quando non è stato più possibile fare lezione con lui a Parigi. Catemario impersona esattamente l'idea che ho sempre avuta di Maestro. Ha le risposte ai miei problemi, fornisce un punto di riferimento sicuro, è divertente a lezione, ama l'umorismo e le "intelligenze vivaci" (come ama dire lui). Si vede che gli piace insegnare, è altruista e sorride quando mi vede suonare bene. Si vede quando è contento di un risultato. Si vede anche quando non lo è!! Quello che dice deve trovare immediato riscontro pratico, ci deve essere un miglioramento immediato, insomma i risultati si vedono subito. Non è uno di quelli che "ti mandano a casa a studiare", lui si siede a fianco a me chitarra alla mano e lavora fino a che il problema non è risolto.
Quando l'ho conosciuto avevo dodici anni e lui mi ha detto: "io non faccio lezione ai bambini, credi di poterti comportare come un adulta?". Io ci ho provato e credo di esserci riuscita se non mi ha ancora cacciata dal suo corso...

Su cosa lavori a lezione? Quali sono gli aspetti del tuo modo di suonare che desideri migliorare? E infine: quali sono secondo te le qualità di un buon chitarrista (classico)?
Beh, la lezione è il momento in cui ci confrontiamo col maestro. Lui è sempre molto attento, ci trasmette energia e positività, non ha cali di attenzione dal primo istante fino alla fine della giornata di corso (che spesso si protrae fin oltre le dieci di sera). Pensa, dopo solo una lezione, avendo suonato un'ora e mezza io sono ridotta uno straccio... e lui invece ride e scherza dopo aver suonato ed insegnato per più di nove ore! Durante la lezione si lavora sulla musica. Il lavoro meccanico è subordinato al pensiero musicale. Con me il lavoro si concentra sullo "stile", trovare il suono giusto per ogni autore, trovare la bellezza dove io non l'avevo vista, spesso poi sulla "tenuta" del programma, sulla capacità di assicurare un risultato artisticamente valido coerente e costante nel tempo.
Edoardo è molto esigente, cerca di farmi migliorare ed ha sempre la risposta giusta ad ogni problema, i risultati sono immediati. L'ho visto mettere in condizione di suonare bene anche persone a cui nessuno ha voluto dare un briciolo di attenzione. Tutto questo sempre con un sorriso a volte bonario, talvolta beffardo sul suo viso e sempre con la chitarra alla mano per permettere a me (e ad altri) di confrontarsi con una esecuzione di livello lì sul momento.
Certo, alle volte avere un esempio così "perfetto" è frustrante. Ti costringe a tirare sempre fuori il meglio di te. Ti obbliga anche ad essere umile, a tacere ed ascoltare, a cercare di capire, di imparare. Io ho capito che la ragione ed il sentimento vanno d'accordo, che è possibile essere grandi esseri umani ed avere un grande cuore, un grande altruismo ed al tempo stesso una grande cultura. Cultura non solo confinata all'ambito musicale ma a 360 gradi. A me piace come suono ma se proprio dovessi scegliere qualcosa che vorrei rubare al mio maestro direi la sua profondità musicale, la sua tranquillità sulla scena e la metà, anzi no, un ottavo della sua energia e concentrazione quando suona...
Le qualità di un buon chitarrista? Essere un musicista che suona la chitarra, non un semplice chitarrista.

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Quali sono i grandi maestri che hanno influenzato il tuo modo di sentire ed esprimere la musica?
Catemario è il mio "modello perfetto": un musicista strabiliante, un uomo di una grande eleganza, che traspare nel suo modo di suonare, di un carisma trascinante, in continua evoluzione, geniale! Ha un controllo del suono e della polifonia pazzesco! Quando suona lui sembra tutto facile. La chitarra nelle sue mani suona come un'orchestra. Non esiste un altro chitarrista così. Per quano mi riguarda, credo che non si possa dire di aver mai sentito la chitarra senza aver ascoltato un suo concerto.
A parte il mio maestro che, come avrai intuito, considero una leggenda vivente, direi Arturo Benedetti Michelangeli, Dinu Lipatti, Peter Maag, Aquiles Delle Vigne, Franco Mezzena. Ogni estate partecipo ad un corso internazionale di alto profilo come quelli del Mozarteum di Salisburgo o della MusikHochschule di Lipsia. In quelle occasioni non soltanto posso ascoltare grandi maestri eseguire brani del repertorio ma, addirittura, ho avuto occasione di conoscerli personalmente in ambito musicale (seguo anche i loro corsi) ed extramusicale grazie ai pranzi organizzati da "indovina chi"?

Leggo che, nonostante la tua giovane età, sei già al tuo secondo anno di insegnante presso l'Accademia Musicale di Montespertoli (FI). Come vivi l'esperienza dell'insegnamento?
Insegnare mi diverte moltissimo. Mi ritengo fortunata perché ho una classe di ragazzi davvero bravi. Hanno tra i 9 e i 14 anni e ogni volta che posso li faccio suonare in pubblico. Cerco di creare fin dall'inizio un rapporto aperto per farli divertire con lo strumento. Faccio battute, scherzo e gioco cercando naturalmente di raggiungere l'obbiettivo principale che è suonare bene. Così la lezione ti permette di sognare. Insegnando imparo, vedo molte cose che non avevo notato, devo risolvere problemi che io non ho avuto... Una mia allieva, Letizia, dopo solo otto lezioni ha voluto suonare per il mio maestro (che molto carinamente ha accettato): ha suonato a memoria un brano di Alfonso el Savio, Per Elisa ed uno studio lasciando sbalordito lo stesso Catemario.
E non ti dico le domande buffe. Mi viene in mente, una volta all'inizio dell'anno scorso, appena trasferitami da Roma in Toscana, un mio allievo mi chiese da quanto tempo studiavo e dopo aver appreso che avevamo circa gli stessi anni di chitarra alle spalle mi chiese un po’ sorpreso "e perché non ci sono io allora al tuo posto?". A quel punto ho preso la chitarra e ho suonato. Lui ha capito e sta studiando.

Le chitarre che suoni sono degli anni Trenta.. puoi spiegare questo amore dei chitarristi classici per gli strumenti antichi? Spesso i chitarristi moderni non capiscono queste scelte..
Non tutti i chitarristi classici suonano su strumenti antichi. Suonare su strumenti antichi è una questione di cultura. Cultura che nel corso degli anni è andata persa. A nessun violinista (sensato) verrebbe in mente di criticare chi suona uno Stradivari. Bene, le chitarre non sono diverse dai nostri cugini ad arco. Con gli anni maturano una "paletta" enorme, un suono "scavato". Trasmettono la storia di chi quello strumento lo ha posseduto e suonato. I chitarristi moderni sono avvelenati da un mare di informazioni false, luoghi comuni, dicerie, pessime registrazioni e soprattutto "tutti omologati", senza contare che suonare uno strumento così sensibile richiede molta più precisione. Ma le cose stanno cambiando, le chitarre antiche hanno un mercato molto più ampio, sempre più concertisti fanno questa scelta (merito anche forse di Edoardo Catemario che suona su strumenti antichi dal 1987). Magari qualcuno prova anche un po' di invidia ascoltando suonare uno strumento antico? I prezzi sono ormai inaccessibili!

Quali impegni ti aspettano nel prossimo futuro? Concerti, concorsi.... magari anche un cd?
Nei prossimi mesi mi aspettano diversi concerti in Toscana, tra cui uno al ridotto della Pergola, e uno a Roma. Poi varie masterclass con Edoardo Catemario (oltre a quella a Firenze) e forse alcuni concorsi. Per quanto riguarda il cd è un progetto che ho in mente da un po’ di tempo e che realizzerò non appena possibile. Una registrazione è una cosa seria, ormai alla portata di tutti ma, forse proprio per questo, da non prendere sottogamba. Registrerò qualcosa quando sarò sicura che il risultato valga davvero la pena di essere ascoltato. Fra le ultime novità ti segnalo che da qualche giorno ho anche un sito.

Infine una curiosità. Da dove viene il tuo nickname arscitaraenovae? Cos'è questa "arte della chitarra nuova"?
Ars Citarae Novae è un festival internazionale di chitarra che si tiene a Roma nella chiesa di San Michele Arcangelo a Pietralata organizzato dall'Associazione Quattroquarti. Il nome è stato inventato molti anni fa da Edoardo Catemario e rispecchia un pensiero profondo: lui crede che sia tempo di far conoscere l'arte della chitarra nuova, dei musicisti che suonano la chitarra come ama dire lui. Catemario ne è il direttore artistico e invita alcuni fra i più rinomati artisti del panorama chitarristico internazionale fuori da un'ottica di piccoli scambi e con l'unico intento di offrire ottima musica. Abbiamo avuto concerti di chitarra classica ma anche di flamenco, di tango così come musica barocca per tiorba e clavicembalo. Il livello dei concerti è altissimo e il pubblico è triplicato dalla prima stagione. Ci sono persone che vengono anche da altre regioni d'Italia per ascoltare i nostri concerti. Il 13 Maggio di quest'anno ci sarà il concerto di Eduardo Fernandez, poi Edoardo Catemario (il 29 Maggio) e successivamente quello del chitarrista greco Jorgos Panetsos (il 12 Giugno). C'è spazio anche per i giovani, suono anche io...

www.dariafedotova.com
www.catemario.com